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Bollicine per il nuovo Anno

Le bollicine per Capodanno? Tenteremo di dare consigli per comprare bottiglie italiane ed estere interessanti, cercando di trovare qualcosa fuori dai soliti nomi blasonati. Vogliamo suggerirvi etichette dal prezzo abbordabilissimo, che rappresentano i territori più importanti del bere “sparkling”.

Emilia Romagna

Partiamo dal nostro territorio L’Emilia Romagna, in cui si possono trovare interessanti alternative alle solite zone conosciute; ad esempio Luretta (http://www.luretta.comazienda biologica, e il suo spumante metodo classico “Principessa” brut Pas Dosè millesimato, un uvaggio tra Chardonnay e Pinot Nero, che raggiunge la maturità dopo 5 anni dalla vendemmia e il plateau di maturazione è compreso fra 5 e i 7 anni. Poi c’è l’azienda vinicola Cantina della Volta (http://www.luretta.com) di Cristian Bellei con il suo spumante brut metodo classico “Il Mattaglio” che si ottiene dalla selezione delle migliori uva di Pinot e Chardonnay: degustando questo spumante si intrecciano raggi di luce brillanti, incuriositi da fini bollicine che si rincorrono con molta persistente; il profilo aromatico è fine, intriga per le sue note aggrumate candite di frutta a polpa e nocciole, miele millefiori, con pennellate minerali. Al palato riporta alle note agrumate, con nobile mineralità tra morbidezza, persistente e freschezza avvolgente. Altre due piccole curiosità sono le bollicine dello spumante brut “Il Morose” realizzato con uve Centesimino del Podere Morini (https://www.poderimorini.com)e quelle dello spumante dry rosè “Bella Vita”, sempre da uve Centesimino, dall’azienda La Sabbiona (http://www.lasabbiona.it ).

Franciacorta

Dalla Franciacorta, territorio ormai leader se non in termini quantitativi, segnaliamo invece il “Franciacorta Nature” di Enrico Gatti (http://www.enricogatti.it )ottenuto da uve Chardonnay, con un piccolo saldo di Pinot Nero e con il 15 per cento del mosto fermenta in botti di rovere, prima dell’affinamento per 24 mesi sui lieviti in bottiglia. Un vino a dosaggio zero di esemplare finezza, con un naso elegantemente fruttato e una svisata minerale che ne fa un campione. Nuova scoperta è l’azienda agricola “Vigneto”; i suoi vini sono ottenuti esclusivamente da uve Chardonnay e Pinot Bianco e Nero, con rese per ettaro molto contenute e un affinamento minimo di 18 mesi dalla vendemmia (30 mesi dalla vendemmia per la tipologia “Millesimato” e 60 mesi dalla vendemmia per la tipologia “Riserva”). Da provare il suo “Pas Dosé”, il saten e il rosato. Dall’azienda Il Mosnel (http://www.mosnel.com )della famiglia Barboglio-Barzanò, che ha una tradizione viticola di oltre un secolo e mezzo, arriva invece un grande “Franciacorta Satèn”, tipologia classica di questo territorio, con una minore presenza di anidride carbonica e una maggiore morbidezza. Classico “Blanc de Blanc” di Chardonnay che vanta 30 mesi di lieviti e propone un naso magnificamente aggrumato e una bocca pastosa e sapida. Per finire non possiamo dimenticare lo spumante brut “Giulia Cavalleri”, uno dei miglior Chardonnay italiani spumantizzati. E’ anche interessante la collezione esclusiva dell’azienda agricola Cavalleri ( https://www.cavalleri.it)in cui propongono le grandi annate dei loro migliori Chardonnay, dopo 48 mesi di affinamento sur lattes. Piccole partite, scelte tra le vendemmie potenzialmente più longeve, conservate sui lieviti per almeno 6 anni, soglia del magico momento della plenitudine, quando il vino esprime al massimo tutte le sensazioni che si può offrire, raggiungendo la perfetta armonia e l’equilibrio tra le sue componenti.

Trentino Alto Adige

Spostiamoci in Trentino, terra di lunga tradizione spumantistica. Lontano dai soliti noti abbiamo scelto quest’anno due etichette da aziende outsider. Ecco quindi il “Trento Doc Balter Brut Riserva”, dell’azienda agricola Balter (https://www.balter.it )di Rovereto, da uve Chardonnay e Pinot Nero vinificate per almeno un quarto in piccole botti di rovere e con una sboccatura che avviene dopo ben 72 mesi di contatto con i lieviti. Il risultato è un vino complesso e carnoso, equilibrato e persistente, con toni di frutta bianca e di erbe aromatiche, campione di alta quota. Eccellente per il rapporto qualità/presso è il “Trento Doc Tridentum” di Cesarini Sforza (http://www.cesarinisforza.it ), da uve Chardonnay e Pinot Nero, con un periodo dai 36 ai 48 mesi di sosta sui lieviti; uno spumante di vera scuola, nel quale la bevibilità e la spiccata freschezza non vanno a scapito di una bocca vellutata e armoniosa. In Alto Adige segnaliamo almeno due aziende interessanti Arunda Vivaldi (http://www.arundavivaldi.it ), con il suo “Arunda” brut metodo classico, e Haderburg con il suo “Pas Dosé”.

Oltrepò Pavese

Per quanto riguarda l’oltrepò pavese, la zona del Pinot Nero spumantizzato, non dimentichiamo il “Pas Dosé” Monsupello e il Brut Nature “Profilo” millesimato dell’azienda agricola Picchioni Andrea (http://www.picchioniandrea.it ).

Veneto

Nella zona di Conegliano-Valdobbiadene Le Vigne di Alice ( http://www.levignedialice.it), azienda tutta al femminile di Cinzia Canzian e Francesca Bonicelli, si evidenzia per una proposta un pò insolita, coraggiosa e malisioza: “Alice .g”, un metodo classico solo da uve glera. Altra scelta estrema è l’assenza di dosaggio e il risultato è un vino con un naso di mandorla, burro, mela renetta, bocca piena e minerale, grande persistenza. Più tradizionale la proposta dell’azienda Bellenda (https://www.bellenda.it ), della quale scegliamo l“S.C.1931”, Conegliano Valdobbiadene doc, metodo classico brut con naso suadente di erba tagliata di fresco e agrumi verdi, e bocca elegante e molta lunga. Infine una capatina in casa Merotto (http://www.merotto.it/it/vini/valdobbiadene_docg ), in quel di Valdobbiadene. Vi proponiamo “Cuvèe del Fondatore Graziano Merotto“, uve cento per cento glera provenienti dai vigneti Col di San Martino, un vino elegante e fruttato. Vi avevamo promesso di chiudere al sud ed eccovi accontentati. Chi non crede che al di sotto del Po si possano fare bollicine di alto livello vi sorprenderà non poco assaggiando il Brut della Cantina D’Araprì (http://www.darapri.it )azienda situata nell’agro di San Severo, in Puglia, che prende il nome delle iniziali dei cognomi dei tre soci (D’Amico, Rapini e Priore). Una maison tutta bollicine che utilizza vitigni locali e metodologie “Settentrionali” per un coktail assolutamente originale.  Il Brut in questione è un metodo classico da uve Bombino bianco e Pinot nero che sosta almeno 24 mesi sui lieviti. Il risultato è un vino al tempo raffinato e caldo con sentori di pane e di fiori e che in bocca è una sinfonia di piacevolezza.

Francia

Parlando di bollicine non possiamo non parlare dei vini francesi con i Vignerons indipendeti di Epernay in cui si trova un rivenditore specializzato in bottiglie di Champagne artigianali chiamato “C Comme Champagne”. Da provare tra quelli non biologici ci sono: Denis Bonnet Gilmert, Gatinois, Roger Brun, Souturan, Robert Moncuit, Herbert Beaufort. Per quanto riguarda i biodinamici o biologici: Cèdrik bouchard, Marie-Noelle Ledru, Jacques Beafort, Françoise Bedel, Libert-Fils, Pierre Larmandier-Bernier, Anselme Selosse, Le Clapet, Laherte Fréres, Simon Selosse. Le tre regioni famose per la produzione di Champagne sono: La Cote-des-Blancs, patria delle Chardonnay, la Valle della Marna, in cui il vitigno principale è il Pinot Meunier e la Montagna di Reims con Pinot nero come vitigno predominante.

Maurizio Ranucci
direttore responsabile
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