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Emilia-Romagna e Slow Food Italia insieme per promuovere le produzioni locali.

Prodotti buoni e di qualità, realizzati nel rispetto dell’identità e delle tradizioni del territorio. È questa la prospettiva rispetto alla quale Regione Emilia-Romagna e Slow Food Italia hanno firmato il 9 aprile un’intesa per valorizzare il patrimonio rurale ed enogastronomico della regione e per promuovere un’agricoltura sostenibile, attenta al rispetto della biodiversità, al recupero dei sapori e delle tecniche produttive tradizionali e con un forte legame con cultura e tradizioni locali.

Nella foto il presidente di Slow Food Italia Gaetano Pascale e l’assessora regionale all’Agricoltura Simona Caselli mentre firmano il  protocollo d’intesa per la valorizzazione del patrimonio rurale ed enogastronomico della regione

L’accordo firmato oggi a Bologna, nella sede della Regione, dall’assessore regionale ad Agricoltura, caccia e pesca, Simona Caselli, e dal presidente di Slow Food Italia, Gaetano Pascale, punta a dare sostegno alle piccole produzioni di eccellenza e ai Presìdi Slow Food  (oggi sono 13 quelli individuati in Emilia-Romagna, circa 300 in Italia e più di 500 in tutto il mondo) che impegnano una quarantina di aziende della regione e comprendono una ricca varietà di produzioni che vanno dai prodotti caseari di vacca Bianca modenese, all’anguilla marinata della Manifattura di Comacchio, al formaggio Raviggiolo tipico dell’Appennino forlivese. Erano presenti all’incontro anche la sindaca di Lizzano in Belvedere (Bo), ElenaTorri, l’assessore all’Agricoltura del Comune di Vignola, Massimo Venturi, e Andrea Monteguti, in rappresentanza degli agricoltori del Gruppo del carciofo violetto di San Luca nel Bolognese.

“Puntiamo in particolare a mettere l’accento sulle piccole realtà produttive, da Piacenza a Rimini, che rischiano di rimanere nascoste, ma che hanno prodotti di grande qualità in grado di completare la nostra già ottima offerta enogastronomica che conta 44 prodotti certificati tra Dop e Igp, il numero più alto in Europa – ha commentato l’assessora Caselli -. L’obiettivo è quello di lanciarli e promuoverli sui mercati nazionali e internazionali oltre a farli conoscere e apprezzare ai consumatori anche per il particolare legame con le culture e le tradizioni locali. Inoltre sarà valorizzato anche l’importante lavoro delle persone, che custodiscono tecniche e tradizioni contadine, in grado di rivitalizzare interi territori. L’accordo con Slow Food – ha concluso Caselli – si aggiunge alle molte iniziative che la Regione ha messo in campo per promuovere i nostri prodotti, strutturando e dando continuità a un rapporto già importante. Dopo la firma di oggi, il prossimo passaggio è la costituzione di un gruppo di lavoro per mettere in calendario un primo set di iniziative da proporre a settembre in occasione del Salone del gusto di Torino al quale la Regione Emilia-Romagna parteciperà con uno spazio dedicato ai propri prodotti di qualità”. 

“Il protocollo con la Regione Emilia Romagna è un pezzo importante di un progetto ambizioso che mira a valorizzare le produzioni locali dando risalto a due figure importantissime: i produttori agroalimentari e gli studenti – ha spiegato Pascale di Slow Food Italia -. La qualità e la complessità del cibo, per essere compresa appieno, deve essere raccontata, spiegata e fatta vivere. Solo mettendo in stretta connessione produttori e consumatori, che noi chiamiamo coproduttori, l’agricoltura di qualità, rispettosa dell’ambiente e dei lavoratori, può diventare la leva attraverso la quale in futuro miglioriamo complessivamente i sistemi alimentari, affinché possano garantire salubrità, equità sociale ed economica, ma anche tutelare un patrimonio storico, culturale e paesaggistico legato indissolubilmente al cibo”.

Cosa prevede l’accordo

Accanto allo studio di progetti e a un programma di iniziative per far conoscere la ricchezza della produzione locale, una priorità dell’accordo sarà quella di arricchire e ampliare il patrimonio rappresentato dai Presìdi (piccole produzioni tradizionali o di eccellenza gastronomica legate a un territorio e alle sue tradizioni). Un primo risultato del protocollo sarà infatti l’inserimento, a breve, di altri 4 prodotti nella lista : il carciofo violetto di San Luca (Bo), la ciliegia moretta di Vignola (Mo), la pecora cornigliese (Pr) e la pesca dal buco incavato (Ra).

L’accordo permetterà, inoltre, di individuare nuove occasioni per promuovere la qualità dei prodotti sui mercati nazionali e internazionali. In particolare le piccole produzioni tradizionali che tutelano prodotti a rischio di scomparire, ma, oltre che in termini di biodiversità, hanno anche un grande valore per la conservazione del patrimonio culturale locale, la protezione di razze autoctone, di ortaggi, frutta e trasformati. 

Il progetto si spinge oltre, non solo tutela e promozione, ma anche formazione per consentire ai piccoli produttori di confrontarsi con il mercato proponendo un modello di impresa agricola sostenibile sia dal punto di vista ambientale che etico. E grande attenzione anche ai più giovani con l’attivazione di educazione e formazione negli istituti agrari per sensibilizzare gli studenti sui temi della biodiversità e sostenibilità con lo scopo, non solo di formare persone consapevoli, ma soprattutto futuri testimoni della ricchezza agroalimentare della Regione.

I Presidi in Emilia-Romagna

In Emilia-Romagna oggi sono 13 e impegnano nella loro produzione circa 35 aziende.

Anguilla marinata in aceto, che si conserva tutto l’anno, delle valli di Comacchio (Fe); Culatello di Zibello, uno dei salumi più nobili della norcineria italiana, prodotto negli otto comuni ‘storici’ di Zibello, Busseto, Polesine, Soragna, Roccabianca, Sissa, San Secondo, Colorno nel parmense; Mariola, salame cotto o crudo tipico delle aree collinari piacentine fino alla bassa parmense; Mortadella classica che si produce nel bolognese e nei comuni dell’alto ferrarese; Pera cocomerina, dalla polpa rossa, dell’Alta Valle del Savio nelle località Ville di Montecoronaro e altre aree dei comuni di Verghereto e Bagno di Romagna in Romagna; Raviggiolo dell’Appennino Tosco Romagnolo (Fc), un latticino prodotto con latte vaccino crudo senza la rottura della cagliata; Razza bovina romagnola (Fc), il bovino più resistente al clima tra le razze bianche; Razza suina mora romagnola, autoctona e a rischio scomparsa, delle province di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; Sale marino artigianale di Cervia (Ra), raccolto nella Salina Camillona, secondo l’antico sistema cervese; Salmerino del Corno alle scale, un pesce a carni bianche che si trova nella zona di  Lizzano in Belvedere (Bo); Salumi rosa tradizionali bolognesi e dei comuni del Cento-pievese; Spalla cruda, un salume, tipico dei comuni di Polesine, Busseto, Zibello, Soragna, Roccabianca, San Secondo parmense (Pr); Vacca bianca modenese chiamata anche Val Padana, con un latte particolarmente adatto alla trasformazione in Parmigiano reggiano. 

In Emilia-Romagna Slow Food si avvale della collaborazione di 17 realtà locali o comunità che curano progetti come i ‘Mercati della Terra’ una rete internazionale di mercati, produttori, contadini che propone solo prodotti locali e di stagione, ‘Orti in condotta’, rivolti soprattutto ai bambini, che educa ai valori della biodiversità e al rispetto dell’ambiente. Altre iniziative  sono il progetto ‘Su per terra’, realizzato con l’assessorato all’Agricoltura della Regione, che invita a scoprire produttori e prodotti di qualità dell’Appennino attraverso escursioni e turismo sostenibile, il lavoro nelle mense partito dal Parco delle Foreste casentinesi per portare nella ristorazione scolastica i prodotti del territorio o l’attività con il Parco del Delta del Po per valorizzare e promuovere agricoltura e ambiente di un territorio unico.

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