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Un degustatore sentimentale Francesco falcone

Cervia – Francesco Falcone, pugliese, degustatore, divulgatore e scrittore, è cervese di adozione. Da poco è uscita la sua ultima fatica letteraria dal titolo: “Intorno al vino, diario di un degustatore sentimentale”, edito dalla casa editrice faentina “Quinto Quarto”. La sua storia inizia come sommelier, lavorando in noti ristoranti sia italiani che esteri, tra Spagna, Inghilterra e Italia. La svolta avviene nel 1998 a Londra, quando conosce Federico Graziano (sommelier, vignaiolo e direttore commerciale di Feudi di San Gregorio), che in quel periodo si preparava al campionato italiano dei sommelier di stanza a Sorrento. Nel frequentare Graziano, che allenava per la gara, ha avuto la possibilità di poter assaggiare grandi vini e piano piano conoscere il mondo meraviglioso del vino. Da quel momento inizia a intraprendere un percorso prima gastronomico e poi giornalistico intorno al vino, che lo porterà a conoscere persone che incideranno nel suo percorso professionale. Sandro Sangiorgi (fondatore di Porthos) che gli ha trasmesso la sua passione per la degustazione. Poi Alessandro Masnaghetti, Giampaolo Gravina, Vania Valentini e tanti altri. Ha collaborato con la rivista piemontese “Go Wine”, poi con Paolo Marchi che lo volle con sé nel Giornale e a Identità Golose. Per otto anni ha collaborato con la Guida dei vini dell’Espresso e per dieci anni con Enogea. Oggi scrive libri e parla di vino in giro per l’Italia attraverso moltissimi laboratori di degustazione.  Francesco, è un uomo indipendente nelle sue scelte e questo ne fa un ottimo degustatore. “Oltre la tecnica, un degustatore deve possedere una sensibilità altra, che gli consente di vedere e sentire oltre il liquido. Deve anche conoscere, approfondire, non stancarsi mai di sapere. A me non riguardano gli aspetti più commerciali del vino, ma quelli più umanistici. E in seconda battuta quelli geografici, storici, climatici, e così via fino a perdermi nel labirinto di ogni storia possibile. Storie di donne e di uomini, ma anche di profumi, di emozioni, di ricordi, memoria, di sogni, di dolori, insomma di vita.  “Intorno al vino, Diario di un degustatore sentimentale” racconta tutto questo: non è un manuale, né un saggio vero e proprio, ma uno scartafaccio di pensieri, riflessioni e resoconti di viaggio,  scritto in modo da strappare un sorriso a chi lo legge e far rivivere attimi di felicità al lettore. Il libro. “Nel libro le parole che più amo sono “rispetto, sentimento, condivisione, umiltà, amore”, lemmi che hanno a che fare con il mondo delle persone, non solo con il mondo del vino. “L’enofilo appassionato deve cercare di crescere e di migliorarsi dove e come può, senza mai fermarsi. Presso i vignaioli più generosi e onesti, disposti a raccontarsi e a raccontare le caratteristiche dei luoghi d’origine, dei terreni, del clima, delle uve, della gestione agricola, dei protocolli di cantina, delle consuetudini commerciali. Oppure con coloro che condividano le sue stesse passioni, in compagnia dei quali approfondire e riflettere. Altrimenti frequentando corsi di formazione e seminari di degustazioni. E sopratutto leggendo, viaggiando, curiosando senza sosta”.

La Romagna del vino come sta?

Credo meglio di quanto emerga. E’ un territorio molto sottovalutato anche per colpa del mondo cooperativo che non produce vini di qualità. La cooperazione è una spada di Damocle per i vignaioli artigiani. Tuttavia negli ultimi trent’anni, dopo l’esempio di Castelluccio negli anni ‘70 e della Zerbina a partire dalla fine negli anni ’80, i produttori bravi sono aumentati in modo cospicuo. Cà di Sopra dei fratelli Montanari, Villa Venti di Mauro Giardini, Paolo Babini, Andrea Bragagni, Filippo Manetti, Stefano Berti, Giovanna Madonnia, Gabriele Succi, Elisa Mazzavillani, Jacopo Giovannini, i fratelli Gallegati, Davide Bigucci. E altri ancora. La Romagna è terra di Sangiovese, ma credo che l’Albana nel prossimo decennio si farà apprezzare da tanti appassionati in giro per il Paese. E chissà che non si decidano ad avere più coraggio i produttori del Riminese, che hanno la Rebola da valorizzare.

Di che cosa sei goloso?

Mangio di tutto. Adoro l’alta gastronomia, ad esempio i piatti che realizza lo chef Gianluca Gorini, un artigiano ispirato. L’altra mia passione è la cucina slovena della cuoca Ana Roš del “Hiša Franco” a Kobarid (Caporetto), straordinaria, un trionfo di personalità.

Cosa non ti piace mangiare?

Le melanzane e poco altro.

Cosa non manca mai nel tuo frigorifero?

Una bottiglia di vino, uova, acciughe, verdure e frutta. Mangio poco la carne.

Cosa non manca mai nella tua Valigia?

Un paio di libri, scarpe per andare a correre e qualche regalo per i miei bambini.

Ti piace la Musica?

Sono un onnivoro con che apprezza il Jazz, ma solo dal vivo. Impazzisco per Leonard Cohen, mi gratifica la musica d’autore italiana di De Gregori, Fossati e De André. E come tanti, ascolto sempre con gioia il Rock degli anni 60 e 70.

Dove consigli di andare per un viaggio vinoso?

In Georgia, per tornare indietro nel tempo, per le sue ampie valli pieni zeppe di misteri, per i suoi vignaioli appassionati. In Sardegna, terra di bellezza assurda, e di vini selettivi, segnati a fuoco dal Mediterraneo.

Libro:

“Intorno al Vino – Diario di un degustatore sentimentale”

Edito da “Quinto Quarto Edizione”, pag.300. Prezzo: 18 euro

Maurizio Ranucci
direttore responsabile
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