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Forlì: Yoga e nutrizione del corpo

Abbiamo  incontrato ed intervistato Fulvio Balestra, istruttore di yoga, fisioterapista ed esperto di alimentazione naturale che da oltre 25 anni ha fondato e dirige il centro forlivese “Gaia”.

Lo yoga non è uno sport ma una disciplina, una tecnica che mette al centro della propria indagine l’uomo nella sua interezza: il corpo ed i suoi meccanismi, i modi per mantenere e riconquistare la salute, l’etica, la filosofia di vita e soprattutto lo studio della mente umana ed il suo controllo. E’ importante, perciò, la guida di un buon insegnante che ponga al nostro servizio la sua esperienza mettendoci al riparo da grossolani errori. La persona viene accompagnata con dolcezza alla ricerca di uno sviluppo armonico e non competitivo. Per avvicinarci a questo mondo e farci raccontare la sua esperienza abbiamo avvicinato Fulvio Balestra che pratica yoga da oltre 30 anni ed attualmente lo insegna nel suo centro. La  storia del suo incontro con lo yoga inizia nel ’78 con un viaggio in India. Erano gli anni del “riflusso”, in cui erano naufragate molte attese di rinnovamento sociale e diversi giovani cercavano nuove vie per, anziché aspirare a “cambiare il mondo”, cambiare il rapporto col mondo iniziando dalla ricerca sulla propria interiorità. Erano gli anni in cui Andrea Valcarenghi dalle pagine della rivista “Re Nudo” raccontava delle esperienze vissute negli Ashram di Puna, sotto la guida del maestro Bhagwan Shree Raijneesh, un filosofo e ricercatore indiano capace di fondere l’antica filosofia della sua terra, la psicologia moderna e le tecniche più recenti di psicoterapia. In quegli anni il “viaggio” si faceva ancora via terra, in treno, in autobus, con vecchi pulmini VW od addirittura in autostop. La rivoluzione iraniana era appena iniziata, l’Unione Sovietica aveva esteso la sua influenza sul nord dell’Afganistan, ma le frontiere erano ancora aperte e molti giovani seguivano una sorta di flusso che pian piano li conduceva attraverso la Turchia, l’Iran, l’Afghanistan ed il Pakistan fino in India. L’incontro con lo yoga avviene nel tempio dedicato ad Hanuman di un piccolo villaggio sulle colline del Rajasthan.

L’anziano del tempio lo riconosce come già praticante in una vita precedente, lo accoglie in casa e gli vengono impartiti i primi insegnamenti. Dobbiamo pensare alla vita intorno ed all’interno di un tempio come alla vita che si svolgeva in passato all’interno delle parrocchie: un luogo di ritrovo per una comunità che all’alba inizia al propria giornata dedita alla pulizia del luogo sacro, alle preghiere, per poi praticare insieme, bambini, giovani ed anziani, lo yoga oppure le arti marziali indiane. Il tutto prima di recarsi al lavoro ed alle proprie attività quotidiane. Una comunità che poi si ritrova alla sera, per ritrovarsi e di nuovo praticare insieme. Un gruppo coeso e solidale, ricco di rispetto e reciproco aiuto, che condivide ogni giornata. La domenica è molto importante: è il giorno della festa e dei combattimenti di lotta (la lotta indiana è molto simile a quella greco romana) e delle esibizioni di yoga. Questi si svolgono in una arena di sabbia mantenuta morbida dalle lavorazioni quotidiane con la zappa e da chili di miele e burro chiarificato che vengono miscelati con la sabbia stessa. L’incontro con lo yoga è per Fulvio una folgorazione e la sua pratica accompagnerà da quel momento la sua vita. Gli anni successivi, dopo il ritorno, sono stati per Fulvio, ricchi di incontri con grandi maestri, indiani e non e di esperienze nelle varie scuole di yoga orientali ed occidentali. Siccome siamo abituati a pensare lo yoga come un insieme di strane posizioni abbiamo chiesto a Fulvio di aiutarci a capire meglio di cosa si tratti. La parola yoga significa unione, equilibrio fra i due opposti: il principio maschile e femminile, il solare ed il lunare. Si pone come obiettivo la liberazione dell’uomo dal dolore, il raggiungimento di una condizione di crescente libertà interiore e di pace suprema chiamata Samadhi. Per raggiungere lo scopo, vengono indicati otto passi che il praticante deve seguire.

Il primo è lo yama: principi etici di rispetto per il prossimo di cui il più importante è la pratica della non-violenza. Il secondo è lo niyama: principi di comportamento rivolti alla salute della persona ed alla purificazione fisica. In esso sono contenuti anche principi riguardanti la dieta, vegetariana, a base di cereali, latticini magri, verdura e frutta. Una dieta in cui vige la moderazione, per non appesantire il corpo e la mente, l’astensione dall’alcol e da quelle sostanze che possono alterare l’equilibrio mentale o risultare troppo stimolanti e quindi inadatte alla pratica. Molta attenzione viene data al mantenere in salute l’apparato digerente, la fonte sia qualitativa sia quantitativa della nostra energia, tantè che esistono anche tecniche di purificazione che permettono allo yoga di “lavare” nel vero senso della parola il proprio stomaco ed intestino. Il terzo è quello delle asana: è l’aspetto più conosciuto, quello delle posizioni che vengono assunte per dare elasticità, forza e salute al proprio corpo. Vengono praticate di solito al mattino a digiuno, oppure di sera, ma comunque lontano dai pasti. Il quarto scalino è detto pranayama: viene considerato un insieme di esercizi per imparare a respirare, in realtà la parola significa controllo delle energie sottili, controllo che viene sviluppato attraverso il rallentamento e la sospensione del respiro. Questi sono i primi quattro scalini, man mano che lo yogi acquisisce le capacità e le qualità che la loro pratica sviluppa si rende pronto per accedere ai passi successivi. Pratiahara: ritiro dai sensi. Dharana: sviluppo di una capacità di concentrazione sempre più elevata. Dhiana: il raggiungimento dello stato di meditazione. Samadhi: il raggiungimento della beatitudine e della pace interiore che è lo scopo ultimo a cui tende lo yoga. Condizione che gli permetterà di raggiungere quella libertà interiore a cui aspira. Per tornare all’alimentazione, Fulvio ci dice di come, per lo yoga, non solo siano importanti la qualità e la quantità del cibo che egli assume, ma come, ancor di più, sia importante la ricerca di un atteggiamento sereno e tranquillo al momento della sua assunzione, di come la pratica modifichi gradualmente il modo di avvicinarsi ai pasti e questo pian piano migliori gradualmente la qualità della digestione. Ed infine lo Yoga ci aiuta a perdere peso ed a diminuire l’appetito, per poter praticare agevolmente si consiglia di praticare almeno dopo 3 ore dall’assunzione di un pasto e di aspettare circa mezz’ora dopo la pratica prima di mangiare. Anche per chi non intendesse seguire una dieta rigida, si consiglia di limitare il consumo di carne e cipolla cruda nelle giornate in cui si seguisse una lezione di yoga.

Maurizio Ranucci
direttore responsabile
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