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Rimini: Il “Buono due volte” della Comunità di San Patrignano

Siamo a San Patrignano dove nel 1978 Vincenzo Muccioli accolse, nella sua casa colonica i primi ragazzi, allora vivevano nelle roulotte con ulteriori disagi che si aggiungevano al loro disagio, ma c’era una forte volontà di “guarire” data dalla fiducia in Vincenzo. Dal 1978 la comunità ha ospitato oltre 25.000 persone donando loro una casa, assistenza sanitaria e legale, la possibilità di studiare e imparare un mestiere per rientrare a pieno titolo nella società. Il tutto gratuitamente, senza oneri né per lo Stato né per le famiglie. Oggi i ragazzi in cammino sono più di 1300, uniti in questa grande famiglia che è anche un modello di impresa sociale, conquistato con sacrificio personale e tanta volontà da migliaia di ragazzi che lì hanno ritrovato dignità e rispetto per se stessi. Oggi Vincenzo non ce più, ma la sua opera di carità è ancora più viva, e come voleva Vincenzo è diretta e gestita da alcuni di quei ragazzi che sono arrivati qui e sono rimasti per ridonare quell’affetto e quella opportunità, a suo tempo ricevuta. Dopo aver avuto l’onore, e non vi so spiegare la forte emozione provata, di poter pranzare nel salone assieme ai 1300 ragazzi della comunità, incontro Roberto Bezzi, classe 1959, uno di quei ragazzi…

Perché Buono due Volte ?
Buono due volte esprime l’anima di San Patrignano e la doppia valenza dei suoi prodotti, perché la cura artigianale dei processi produttivi non porta solo a prodotti di alta qualità ma anche alla crescita personale, alla soddisfazione e all’autostima dei ragazzi della Comunità. Ecco perché tutti i prodotti, di San Patrignano, sono Buoni due volte.

Anche tu sei arrivato qua come tanti, l’attesa davanti alla comunità per giorni, aspettando che Vincenzo ti “scegliesse”. 
Sono arrivato a San Patrignano nei primi anni 80, avevo 22 anni. Fui seguito direttamente da Vincenzo, allora eravamo ancora in pochi. All’epoca lo accompagnavo ovunque, lui ci coinvolgeva molto in tutto ciò che faceva. Un aneddoto: una volta andammo ad acquistare un vitello, era il primo per la Comunità. Lo caricammo in macchina, sui sedili e poi lo portammo fino in sala da pranzo per farlo conoscere a tutti i ragazzi. Questo per farci capire che ogni legame era famigliare, ogni rapporto importante, anche quello con gli animali.


Oggi la selezione come avviene ?
Gli ingressi in comunità possono seguire un iter diretto con l’Ufficio Accoglienza, oppure passare attraverso la rete di associazioni satelliti diffusa su tutto il territorio italiano. Il requisito principale per entrare è la forza di volontà che porta al cambiamento con una buona dose di umiltà, l’essere disposti a mettere in discussione la propria vita lungo un cammino introspettivo che dura dai tre ai quattro anni.

Come definiresti il tuo “viaggio” dentro San Patrignano? 
Un viaggio alla scoperta di me stesso e degli altri. Un percorso di ricerca guidato dalla curiosità, che mi ha portato a vivere strade nuove cercando di restare con i piedi per terra, divulgando il messaggio di San Patrignano attraverso la mia storia anche nel mondo gourmet e della ristorazione dove oggi credo si siano creati legami solidi, di reciproca stima e fiducia.


Il comparto agricolo oggi è il punto di forza della comunità, com’è sviluppato ? 
La tenuta della comunità conta circa 300 ettari e si ispira al valore di una vita sana, nel rispetto della natura, dei suoi ritmi, della biodiversità e del benessere animale. Una filiera corta, integrata, costruita sui principi di artigianalità e di qualità.
L’allevamento bovino, con suoi 400 capi e circa 180 nascite l’anno, è un’attività storica della comunità, l’allevamento suinicolo, invece, comprende 1400 capi, tra cui la Mora Romagnola, una razza locale che abbiamo recuperato aderendo all’associazione “La Mora del Presidio” di Slow Food, siamo un gruppo di allevatori che rispettano un rigido disciplinare sull’allevamento di questo maiale, non mancano gli animali da cortile, polli conigli e piccioni. Alleviano anche i cavalli e i cani.

Quindi filiera chiusa, benessere animale, biodiversità e qualità, assieme ai ragazzi fanno la differenza ?
I mestieri legati alla terra, esprimono, in termini di formazione, un percorso ideale per i ragazzi ospiti. Pensa, il 40% dei ragazzi, al termine del percorso si reinseriscono in tutti i settori del food e della ristorazione, professioni che molti ragazzi non conoscevano o non consideravano, come i ragazzi che si occupano degli animali, quasi si “innamorano” di loro, si sentono responsabili del loro stare bene, mentre il resto dei ragazzi trova spazio negli altri mestieri, perché tutti i ragazzi alla fine del loro percorso vengono aiutati a trovare il lavoro.


All’interno della comunità il forno, il caseificio, la macelleria lavorano a pieno ritmo. 
Qui nascono formaggi, salumi, vini, olio, miele, pane e biscotti, ora ci sono le colombe di Pasqua, a Natale i panettoni, che assieme ai formaggi e le carni sia fresche che stagionate hanno un minimo comune denominatore: la migliore qualità possibile. Selezioniamo solo farine macinate a pietra prodotte da grani antichi. Il latte per i nostri formaggi praticamente è «a metri zero», nella macelleria lavoriamo solo le nostre carni, tutti i nostri prodotti rispecchiano la varietà e la tradizione con una lavorazione e una stagionatura completamente naturale, non contengono alcun additivo o conservante. La cantina lavora le nostre uve da cui nascono i nostri vini, così anche per l’olio.


Un ristorante, “Vite”,  una pizzeria e un emporio “Sp.accio”, sono i luoghi dove poter incontrare gastronomicamente la comunità ?
Non solo, siamo presenti anche nella grande distribuzione in alcune insegne che hanno creduto in noi, come Iper la grande i, Conad, Coop Alleanza, Crai. Supermercati attenti all’evoluzione dei gusti del consumatore che hanno saputo comprendere il valore di un prodotto etico come quello di San Patrignano apprezzandone l’impegno e l’artigianalità. Il minimo comun denominatore che unisce prodotti e locali è la condivisione di una passione per il cibo, per le cose buone e per la convivialità.


San Patrignano non è solo agroalimentare ?
Sono più di 50 i laboratori dove i ragazzi possono trovare il loro futuro lavorativo, finalizzato al reinserimento in società, gli elettricisti, gli idraulici, i muratori, i falegnami, gli infermieri, i tipografi, i tappezzieri, qui creiamo anche la carta da parati, c’è chi lavora in lavanderia, negli uffici della comunità, nella scuola, in ospedale, ecc… Ogni persona qui può trovare un ruolo per la sua nuova vita.

WeFree è la nuova campagna di prevenzione dalle droghe ? 
WeFree è il progetto di prevenzione di San Patrignano rivolto a giovani e giovanissimi. Ogni anno sono più di 50mila gli studenti di scuola media e superiore raggiunti, o attraverso i nostri format peer to peer oppure attraverso le visite a San Patrignano. La campagna ha inizio a ottobre con una grande manifestazione di due giorni in cui rappresentanti delle istituzioni, personaggi dello sport o dello spettacolo sono chiamati ad incontrare una platea giovane per confrontarsi sui temi caldi dell’adolescenza. Registriamo grande entusiasmo da parte delle scuole e crediamo che il fatto che siano ragazzi che hanno avuto problemi a parlare ai giovani sia il modo più efficace per farli riflettere.

Indirizzo:

Comunità di San Patrignano
Via San Patrignano, 53

Coriano (RN)

Tel. +39 0541 362111

Fax +39 0541 759799

sito: www.sanpatrignano.org

Fai una donazione: donazione.sanpatrignano.org

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